Phillip Island: in viaggio con la famiglia ospitante

Il 13 marzo in Australia si festeggia il Labour Day, giorno di festa dei lavoratori. Quest’anno la ricorrenza cadeva di lunedì e quindi, approfittando del lungo weekend di vacanza, i miei host hanno deciso di affittare una casa a Phillip Island per trascorrere qualche giorno in famiglia.

Cosa succede quando gli host vanno in vacanza? Nella maggior parte dei casi, ovviamente, si portano dietro anche l’au pair che potrà stare dietro ai bambini mentre loro si rilassano beati. Nel mio caso, fortunatamente, i miei host mi hanno dato la possibilità di scegliere se andare con loro oppure restare a casa, ma considerato che si sono offerti di pagarmi tutte le spese e che non mi è stato richiesto di lavorare in quei giorni, ovviamente ho accettato.

fairy penguins

Phillip Island è un’isola a sud di Melbourne, famosa soprattutto per la parata dei “fairy penguins” ovvero pinguini di piccole dimensioni, alti al massimo 40/50 cm che vivono solo sulle coste dell’Australia e della Nuova Zelanda e che, a mio parere, sono gli animali più tenerelli e buffi che abbia mai visto. Sull’isola, acquistando il pass a 25,10$, è possibile partecipare alla “penguin parade” e guardare i pinguini uscire dall’oceano per dirigersi con la loro goffa camminata verso le tane che si trovano sulle collinette vicino alla spiaggia. È preferibile prenotare prima di andare perché è ammesso solo un certo numero di persone per volta e si rischia quindi di arrivare e non poter accedere alla spiaggia dalla quale si vedono i pinguini.

Sull’isola è possibile vedere anche altri animali tipici della fauna australiana, come i Koala, presso il Koala’s Conservation Centre, i Wallaby, ovvero canguri di piccola dimensione, e i Leoni marini, che però io purtroppo non ho avvistato.

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 Il centro principale dell’isola è Cowes, una cittadina in cui si respira in tutto e per tutto aria di mare e vacanza con il suo pontile, i caffè, i negozietti di souvenirs, i negozi dell’usato e quelli di tavole e abbigliamento da surf. Su Phillip Island non manca infatti una spiaggia dedicata proprio a questo sport, ma essendo in famiglia la nostra casa si trovava vicino al centro dove le spiagge sono più tranquille e adatte ai bambini. In realtà gli australiani non hanno il concetto di mare come lo abbiamo noi, ovvero piazzarsi in spiaggia dalle prime luci del mattino e rimanerci fino a sera sdraiati sul lettino e alzandosi al massimo per un bagno, una fetta di cocco o una partita a beach volley. Qui non si esce di casa finchè non ci si è spruzzati 3 litri di crema solare 50+, non si fa il bagno senza maglietta a maniche lunghe, guai se ci si dimentica il cappello a casa e, mi raccomando, non si sta sotto il sole per più di mezz’ora. La prima volta mi sono chiesta per quale motivo si va in spiaggia se dopo 10 minuti già bisogna raccogliere tutto e andarsene, ma quando dopo la doccia mi son resa conto di essere rosso peperone come dopo aver preso 8 ore di sole “europeo” con quintali di olio abbronzante spalmati addosso, allora tutto mi è stato più chiaro. Il sole in Australia è una minaccia costante, che va sfuggita come la peste. Basta pensare che qui si registra la più elevata incidenza al mondo di cancro alla pelle per capire perché la protezione dai raggi solari venga presa molto sul serio.  Quindi, oggetto da non dimenticare di mettere in valigia o in alternativa primo acquisto australiano: crema solare ad alta protezione.

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Per quanto riguarda cosa ne penso del viaggiare con la familglia, ci sono lati positivi e lati negativi. Di positivo c’è che se, come nel mio caso, gli host vi pagheranno vitto/alloggio e in alcuni casi ore di lavoro, si ha la possibilità di visitare qualcosa in più, risparmiando. Phillip Island era sulla lista dei luoghi da visitare prima di tornare in Italia quindi tanto meglio averla visitata senza aver speso un soldo! Inoltre si tratta di un momento che può essere utile per consolidare il legame con la famiglia e creare qualche ricordo insieme. Lato negativo è che però non si ha tanta libertà quanta se ne vorrebbe perché ovviamente bisogna adattarsi ai ritmi della famiglia e passare con loro la maggior parte del tempo. Sinceramente sento che dopo un’intera settimana passata a correre dietro a tre piccoli mostri sia fondamentale prendere il weekend come pausa per uscire, divertirsi, vedere gente e prendersi i propri spazi. Mi è mancato avere del tempo solo per me stessa e probabilmente non accetterei di passare dei periodi di vacanza più lunghi con la famiglia, non perché non sia stata bene ma proprio perché sento di aver bisogno di staccare la spina per qualche giorno e ricaricarmi prima di affrontare una nuova settimana di giochi, liti, botte, urla. I bimbi sanno essere tanto teneri, ma anche parecchio tremendi quando vogliono!

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Back in Melbourne la routine è ricominciata anche se questa settimana è particolare perché venerdì si parte di nuovo, questa volta alla scoperta della Tasmania. Non è sempre facile essere soli dall’altra parte del mondo, ma l’esperienza che sto vivendo mi sta facendo crescere ogni giorno di più e mi sta dando la possibilità di conoscere così tanto del mondo che mi circonda e anche e soprattutto di me stessa, che sempre più spesso mi chiedo perché certe persone si accontentino di quello che hanno senza mai spingersi un po’ più in là. Ovviamente a chiunque abbia il minimo pensiero di buttarsi in un’esperienza simile alla mia il mio consiglio non può che essere uno: parti e non te ne pentirai!

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