Un weekend in Tasmania

Da piccola, quando guardavo i Looney Tunes, ricordo di non aver mai saputo associare un animale tra quelli conosciuti a Taz, quel mostriciattolo irrequieto che girava come una trottola, era sempre incazzato e farfugliava versi incomprensibili. Oggi, all’età di 22 anni, ho finalmente capito che Taz è un Diavolo della Tasmania, un marsupiale che vive appunto in questo Stato dell’Australia, simile a un orsetto di colore nero, ma con un carattere estremamente irascibile e che durante la notte emette versi paragonabili ad urla demoniache.

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E oggi ho scoperto anche che la Tasmania, oltre ad essere terra d’origine di questo curioso animale, è uno tra i posti più belli che abbia finora mai visitato. Si tratta, innanzitutto, di un’isola situata a sud del continente australiano, ma considerata a tutti gli effetti parte di esso. L’aggettivo che mi viene spontaneo associare a questa terra è “selvaggia”, per le sue riserve naturali rimaste ancora intoccate e la vastità di specie animali che le abitano. Chi è amante di natura davvero incontaminata, spiagge lunghissime con acque cristalline, animali liberi nel loro habitat naturale, non può non fare una visita in Tasmania, dove anche il cibo e l’arte fanno la loro parte. La Tasmania, infatti, qui è anche famosa per i vini che vi si producono, le ostriche che si possono assaggiare a Oyster Bay e lo stravagante museo di arte antica e contemporanea che si trova nei pressi di Hobart, la capitale.

Hobart è proprio la città dove ho dormito per due notti, in un ostello più economico che pulito, ma si sa che quando si viaggia con un budget limitato bisogna sapersi adattare a quel che si trova. Avendo solo due giorni pieni a disposizione ovviamente si è dovuta fare una selezione di cosa visitare e il piano iniziale includeva principalmente due tappe: Wineglass Bay e Bruny Island, a cui però si sono aggiunte anche una tappa al pittoresco Salamanca Market e una visita al Mona, Museum of Old and New Art.

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Il Salamanca Market si svolge nel centro di Hobart ogni sabato mattina, nel luogo della città che un tempo era il centro principale degli scambi e dei commerci. Oggi si tratta invece di una zona di ristoranti e caffè, molto attiva soprattutto la sera, mentre durante la mattina di mercato ci sono bancarelle che vendono prodotti tipici della zona, souvenir, fiori, o cibo come il burrito alla carne di Wallaby (che avrei voluto provare ma alle 9 di mattina il mio stomaco non avrebbe retto il colpo).

Wineglass Bay si trova invece a circa 3.30h di macchina da Hobart, nella zona del Freycinet National Park, sulla costa orientale dell’isola. È una zona famosa per la spiaggia sulla quale si può avere una vista mozzafiato dal Wineglass Bay Lookout. Il percorso per arrivarci è abbastanza faticoso, soprattutto se sotto 28 gradi di sole australiano, ma è abbastanza breve e sicuramente una volta arrivati in cima, e ancor più una volta messo piede sulla spiaggia, la fatica lascia spazio allo stupore e alla bellezza. Io ho provato a sfidare il freddo dell’acqua e buttarmi per un bagno, ma le onde erano troppo alte e con il mio bikini a fascia, che fidatevi era meglio lasciare a casa, non so dove sarei finita e alla fine ho tristemente preferito rinunciare. A Wineglass Bay ho anche avuto un incontro ravvicinato con un Wallaby, un marsupiale simile al canguro ma più piccolo nelle dimensioni e sicuramente più socievole. Pare che questo furbetto si aggiri sempre nei pressi del lookout in cerca di cibo anche se è assolutamente vietato dare cibo agli animali selvatici perché comporta per loro un pericolo.

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 Bruny Island è invece un’isoletta lungo la costa sud-orientale, raggiungibile in traghetto dal porto di Kettering. È costituita da due isole collegate da una striscia di terra lunga 5km chiamata “the Neck”, il collo, ed è una tappa d’obbligo per chi vuole esplorare le bellezze naturali della Tasmania. Io l’ho girata in macchina in mezza giornata con tappe al lookout sul collo che unisce i due pezzi di terra, alla fattoria di mirtilli famosa per i suoi dolci e yogurt, ad Adventure Bay in cerca del Wallaby bianco, che però esce allo scoperto solo alle prime luci del mattino o al tramonto, e al faro, dal quale si ha una vista anche sulle altissime scogliere del South Bruny National Park. Durante la guida abbiamo anche attraversato una foresta di alberi molto particolari, dal tronco sottile ma dalle altezze impressionanti!

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Avendo trascorso solo mezza giornata a Bruny Island, che sicuramente meriterebbe più tempo per essere vista per intero, era avanzato del tempo per una visita al Mona, un museo davvero particolare dove si trovano opere che vanno dalle mummie dell’antico Egitto alle più provocanti opere d’arte moderna. All’ingresso viene consegnato uno smartphone con il quale è possibile localizzare le opere nelle diverse sale e avere per ognuna una breve spiegazione scritta e una traccia audio più dettagliata. È inoltre possibile salvare la visita e riceverla per email con maggiori dettagli sulle opere per le quali, sempre attraverso lo smartphone, si è espresso un particolare apprezzamento. Personalmente penso che il piano sotterraneo del museo valga da solo la visita perché è qui che si trovano le opere più impattanti a livello visivo, tra colori, luci, filmati ma non solo, anche a livello uditivo e fisico, come un’opera che sfrutta il movimento del corpo per creare luci e suoni.  

È stato un weekend incredibile, trascorso a viaggiare per chilometri tra distese infinite di verde, coste, boschi, spiagge. Purtroppo lungo la strada si trovano molti animali morti e durante la notte bisogna guidare con cautela perché l’illuminazione sulle strade è praticamente assente e Wallaby e Wombat, altro animale a me del tutto sconosciuto fino a pochi giorni fa, saltano fuori all’improvviso causando un infarto più o meno ogni mezzo kilometro. Ma anche questo fa parte dell’avventura, giusto?

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[Tutte le foto, come sempre, sul mio profilo facebook!]

 

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