Da Melbourne a Sydney: la mia avventura on the road

In Australia l’anno scolastico è suddiviso in due semestri, a loro volta comprensivi di due terms. Ogni term dura circa dieci settimane seguite da due settimane di vacanza. Per la pausa estiva, cioè da metà dicembre sino a fine gennaio dell’anno successivo, le vacanze sono più lunghe. Il primo term quest’anno è terminato il 31 marzo e i bambini hanno avuto vacanza fino al 17 aprile; durante le vacanze all’au pair può essere richiesto di tenere i bambini full time oppure, se i genitori decidono di prendere giorni di vacanza e rimanere a casa, anche all’au pair saranno concesse una o due settimane (purtroppo non pagate) di libertà. La vacanza nella vita dell’au pair è FONDAMENTALE. Quel momento in cui si stacca dalla vita legata ai bambini, ai capricci, alle lotte quotidiane per farsi ascoltare e si va alla ricerca di un ormai perso equilibrio interiore.

Per questa pausa scolastica ho avuto dieci giorni interi di vacanza. Un sogno che non volevo sprecare standomene a casa, circondata dalla famiglia e dai piccoli mostri che mi avrebbero chiesto di giocare a qualsiasi ora del giorno come se stessi lavorando. Così, su suggerimento della mia host mum, sono partita per quella che si è rivelata un’avventura senza precedenti. Non so se definirla effettivamente una vacanza o una prova di sopravvivenza, sicuramente sarebbe stato più facile e rilassante starmene tranquilla nel mio letto matrimoniale a Melbourne, ma procediamo con ordine nel racconto.

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Viaggiando sola il primo ostacolo è stata la ricerca di compagni di viaggio. Tra le mie conoscenze qui a Melbourne nessuno aveva le mie stesse disponibilità di giorni e quindi ho dovuto cercare nuovi compagni d’avventura con cui condividere i costi ma anche e soprattutto l’esperienza legata al roadtrip che avevo in programma. Su Facebook, senza il quale praticamente non avrei amici qui, considerato l’elevatissimo numero di giovani che sono in Australia con un visto vacanza-lavoro, è facilissimo postare un annuncio di ricerca di travelmates per una data destinazione e ottenere risposta nell’immediato. Così l’avventura ha pian piano preso forma: due auto, 1300 km circa da percorrere da Melbourne a Sydney lungo la costa, tre tende, io e cinque sconosciuti tra ragazzi e ragazze provenienti da Germania, Francia e Scozia.

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Viaggiare on the road è il modo più economico e flessibile per girare l’Australia e per questo è anche quello più diffuso. Teoricamente in Australia campeggiare gratis è illegale al di fuori di aree espressamente designate, ma in tutto il Paese si trovano diverse aree di sosta gratuite o campeggi molto economici. Grazie all’app WikiCamps Australia, che non può mancare sul telefono di un vero backpacker, è possibile individuare le zone di campeggio gratuite rispetto alla propria posizione, alcune attrezzate anche con bagni e docce, altre più spartane. Premetto che io sono sempre stata una di quelle persone appartenente alla categoria de: “il campeggio mai nella vita” ed eccomi invece reduce da sei notti passate in tenda. Il primo commento spontaneo che mi viene da fare è: incredibilmente sono ancora viva. Il campeggio diventa infatti un’esperienza abbastanza difficile se le condizioni climatiche giocano a proprio sfavore. I primi giorni la pioggia ci è stata nemica e dover montare una tenda sotto l’acqua ma soprattutto dormire con addosso tutti i vestiti che hai messo nello zaino, compresa la giacca e la sciarpa, per non morire di freddo e, forse l’incubo peggiore, le calze bagnate, non è una sfida da poco. Eppure ogni momento, anche il più difficile, lo ricordo con il sorriso. Abbiamo cucinato con un fornelletto a gas nel bel mezzo del nulla, dormito sotto un cielo di stelle con un’unica torcia come luce, viaggiato incastrati tra cibo, pentole e asciugamani; abbiamo visto ogni giorno il panorama cambiare al di fuori del finestrino, dormito in parchi nazionali con wallaby, canguri, opossum e wombat come unici vicini, fatto la doccia usando unicamente quelle gratuite della spiaggia, con l’acqua più gelata di quella dell’oceano. Io non pensavo di essere in grado di fare queste cose e invece ancora una volta sono andata oltre i miei limiti e mi sono divertita da morire, sentendomi un po’ selvaggia, un po’ matta da legare ad essere nel bel mezzo dell’Australia con perfetti sconosciuti e una tenda come casa.

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Ma le emozioni forti non sono finite qui perché si sa che gli imprevisti succedono sempre, e a me in particolare, quando meno devono succedere. Così in questa avventura, già ricca di alti e bassi, mi sono anche ritrovata all’ospedale di una cittadina del New South Wales, nel bel mezzo del niente. Io che sono sempre stata sana come un pesce e non ho mai nemmeno rotto un’unghia, giustamente devo finire in ospedale in Australia e nemmeno a Melbourne dove ho tutte le mie cose, troppo facile, devo finirci a Milton che: dovecavolosto?! adessocosafaccio?! moriròquistanotte. E invece sono viva. Un’infezione, un piccolissimo intervento, qualche ciclo di antibiotico, uno spavento e il giorno dopo avevo già il permesso di proseguire fino a Sydney.

E menomale, perché se fossi tornata indietro mi sarei persa ancora troppo di questo viaggio che si avvia verso la parte più bella. Dopo aver attraversato il Victoria con tappe a Wilsons Promontory, Lakes Entrance, Croajingolong National Park e aver viaggiato tra le spiagge chilometriche del New South Wales con tappe a Eden, Batemans Bay, Nowra, Jervis Bay e Kangaroo Valley, arriviamo a Sydney per trascorrere il weekend prima del rientro a Melbourne con il bus diretto. Sydney è per me una città da WOW! Finalmente ho respirato aria di vacanza ma soprattutto aria di quell’Australia come l’ho sempre immaginata: l’Opera House, l’Harbour Bridge, i traghetti che portano a Bondi Beach, le spiagge con onde a misura di surfista e qualsiasi persona sulla spiaggia, a prescindere dall’età, con una tavola legata alla caviglia.

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A Sydney abbiamo abbandonato la tenda per una nuova esperienza: Couchsurfing. Couchsurfing è un sito che mette in contatto viaggiatori da ogni parte del mondo e che offre servizi di ospitalità gratuita. In pratica chi si registra come host mette a disposizione un divano o una stanza gratuita a chiunque sia interessato a passarci una o più notti. Essendo Sydney una città estremamente cara ed essendo io ormai molto flessibile circa i diversi e più alternativi metodi di viaggio, ho deciso di vivere la mia prima esperienza di “dormita gratis su un divano” a casa di Gaston, un ragazzo argentino che vive in Australia da ormai 8 anni e che ama accogliere in casa propria viaggiatori da tutto il mondo per portarli a far festa a Sydney. So che il concetto di soggiorno nella casa di uno sconosciuto è lontanissimo dalla concezione del viaggio di molti ma per me il vantaggio, oltre che economico, è quello dello scambio culturale e della possibilità di conoscere gente del luogo che sia disponibile a consigliarmi le migliori attrattive della città o anche solo a condividere una chiacchera sulle differenti esperienze di vita. Penso infatti che quando si viaggia i ricordi più belli siano spesso legati alle persone che si incontra sulla propria strada: ciascuno con la propria storia, ciascuno con qualcosa da offrire, ciascuno in grado di lasciare una traccia più o meno incisiva.

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Lato negativo del fare Couchsurfing è che, come in ogni cosa, bisogna stare attenti nel momento della selezione e fidarsi del proprio istinto sull’affidabilità o meno della persona. Per quanto mi riguarda non ero sola nel mio soggiorno, ho cercato un host con precedenti esperienze e referenze positive, ho avuto modo di parlarci e accertarmi che fosse una persona normale (più o meno) e infatti, anche in questo caso, sono ancora viva. Mamma e papà, che finora erano convinti fossi stata in un ostello, penseranno che sono diventata un’irresponsabile, ma dopotutto anche a Melbourne vivo a casa di sconosciuti quindi si può dire che ultimamente nella mia vita va così: nomade sotto tetti di estranei.  

Mi sembra incredibile aver vissuto tutto questo mix di esperienze ed emozioni in soli dieci giorni e se c’è un piccolo insegnamento che mi porto a casa, oltre ai bellissimi ricordi e panorami mozzafiato, è che la flessibilità e l’elasticità mentale sono caratteristiche importantissime per affrontare al meglio qualsiasi situazione. Non può essere sempre tutto rose e fiori e di fronte a qualsiasi imprevisto basta prendere un respiro e iniziare a cercare una soluzione alternativa che, da qualche parte, si trova sempre. È altamente probabile che qualsiasi esperienza per quanto programmata e calcolata, andrà fuori dagli schemi previsti, in alcuni casi in modo più estremo rispetto ad altri, ma fa parte del gioco e anzi, nel mio caso, è quando le cose si fanno difficili che mi sento più stimolata a non mollare. In definitiva, per me questo mio viaggio in Australia significa anche questo: sentirsi estremamente vivi e forti quando si prende coscienza delle proprie risorse e, sfruttandole, ci si rende conto che nessun ostacolo è mai insormontabile come può apparire.

6 opinioni riguardo a “Da Melbourne a Sydney: la mia avventura on the road

  1. Bene sono contenta di questa esperienza che condivido appieno ma…. Visto come stai vivendo, preparati che quando tornerai a casa sara’ finita l’epoca della principessa sul pisello!!! Vedi come ti faccio sgobbare!!!!! Ahahah un bacio mamma

  2. Grazie stefy x i tuoi fantastici racconti stai facendo un’esperienza davvero incredibile….soprattutto ti fa’ essere davvero cittadina del mondo…buona continua luisa

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