Tre mesi in Australia: cos’è cambiato?

Tre mesi in Australia.  La sensazione è quella di essere appena arrivata ma, allo stesso tempo, lontana da casa già da anni. In questi giorni ho avuto modo di pensare alle cose che sono cambiate nella mia vita, dentro e fuori di me, in questo tempo che, seppur breve, già ha lasciato tracce e ho avuto voglia di scrivere qualcosa di diverso. Ne è uscita una riflessione più personale e intima rispetto a tutto ciò che ho pubblicato finora e per questo provo un po’ di timore nel condividerla, ma in fondo un viaggio non è tale se non porta anche emozioni, cambiamenti interiori, pensieri e quindi ecco la verità su ciò che mi ha spinta a partire e su ciò che si sta pian piano trasformando da allora.

Il giorno che ho deciso di partire per l’Australia ero terribilmente arrabbiata. Da tempo ero bloccata in una di quelle situazioni che prima o poi tutti hanno vissuto, momenti in cui le cose cambiano contro la nostra volontà e che ovviamente richiedono tanto, nel mio caso troppo tempo (oltre che cioccolato) per essere metabolizzati. Insomma, quel giorno ero stufa: mi avvicinavo alla conclusione del mio percorso di studi, ero confusa circa la direzione da dare alla mia vita e così, di fronte alla scoperta di un fatto tanto ridicolo quanto scioccante, un unico desiderio mi è scattato dentro: voglio andarmene da qui. Scappare per un po’ dall’altra parte del mondo sembrava la soluzione perfetta per smettere di pensare a ciò che del passato ancora mi condizionava e ricominciare, buttandomi a capofitto in un’esperienza totalmente nuova ed emozionante.                                          

Come quasi tutte le decisioni che ho preso nella mia breve ma spesso incasinata vita, non ho riflettutto, ho agito. Ho scelto il posto più lontano possibile, a cui però non mancasse una buona dose di figaggine, e poco dopo avevo un biglietto in mano e una data stabilita di partenza. Il fatto incredibile è che qualche giorno dopo aver preso questa decisione un uomo mai incontrato prima di allora, che si professava chiaroveggente, disse che vedeva in me un cuore pesante e la volontà di andare lontano. Io un po’ ci ho riso, però un po’ ci ho creduto e gli ho chiesto cosa avrei dovuto fare: la sua risposta è stata “parti”. Sembra una cazzata di quelle alla “mangia, prega, ama” e probabilmente quell’uomo ha sparato a caso e ci ha azzeccato, non è raro a 22 anni avere un cuore pesante e un’immensa voglia di partire, però insomma io in Australia ci sono venuta e il mio cuore ora sta sempre meglio.

A distanza di tre mesi a volte ancora mi soffermo e penso, l’ho fatto davvero? Sono venuta fin qui contando solo sulle mie forze? Ad occhi esterni può non sembrare speciale ma partire da soli, senza famiglia, senza amici, senza certezze, è una sfida che, per quanto emozionante, stravolge completamente la vita. Non è mica facile ricominciare tutto da capo, svegliarsi alle 7 e impazzire dietro a tre pesti che il più delle volte non ti ascoltano, parlare costantemente una lingua che non è la tua, conoscere persone diverse ogni weekend e tentare di capire quali sono quelle più simili a te con cui mantenere un rapporto. Soprattutto non è facile fare tutte quelle cose che prima qualcun altro faceva al posto tuo: lavare, cucinare, fare il letto, stirare (o almeno provarci), pagarsi tutte le spese. Non è facile, ve lo assicuro, però quanto sono fiera di me per essermi buttata e per essere in grado ogni giorno di andare un po’ più in là rispetto a quello precedente.

L’Australia mi ha, ad ora, insegnato tante cose. Primo tra tutti il valore di certi affetti che si danno sempre un po’ per scontati, come quello della famiglia che per assurdo sento più vicina ora a migliaia di chilometri di distanza, o come quello per gli amici veri, che non si perdono per colpa di un fuso o di un’assenza prolungata. E poi la fatica che ci sta dietro il gestirsi la vita da soli: pagarsi le proprie spese, stare attenti a risparmiare, fare un lavoretto in più per pagarsi il prossimo viaggio (o il nuovo paio di scarpe, dipende dalle priorità). Come ho scritto spesso, l’Australia mi sta aiutando a scoprirmi, a ridefinire la mia visione su tutto ciò che mi circonda, ad essere meno controllata e vivere la vita giorno per giorno, affrontando ogni cosa poco per volta.  Mi rendo conto che prima pensavo che ogni cosa dovesse andare secondo una precisa impostazione: posso uscire solo se ho i capelli in ordine e sono truccata, devo andare all’università e laurearmi entro i tempi stabiliti, devo avere tanti amici e conoscenze per stare bene, devo avere un piano altrimenti andrà tutto male. Per fortuna qualcosa in me è scattato, una curiosità che da tempo sentivo un po’ assopita si è riaccesa più forte che mai e ora penso che ogni occasione che sentiamo giusta per noi sia da cogliere; non importa se non rientra in un progetto preimpostato, non importa se poi sarà un fallimento, importa che io sia felice e soddisfatta della direzione in cui sto andando, anche se non esiste una meta precisa. A volte bisogna lasciare la testa e ascoltare l’istinto, la pancia: se una situazione non ci sta bene, non accontentiamoci, cambiamola! Il tempo che investiamo su noi stessi non sarà mai tempo sprecato. 

Visto che stasera sono in vena di riflessioni, vorrei anche aggiungere che prima di partire a lungo ho pensato che sarebbe stato meglio non aver mai incontrato certe persone che hanno fatto parte della mia vita, ma ad oggi penso che mi sbagliavo. Qualsiasi incontro non è casuale, anche il più banale lascia una traccia e oggi mi chiedo: sarei dove sono senza aver incontrato chi ho incontrato? Senza essere rimasta a volte delusa, ferita, arrabbiata? Sarei qui se le cose fossero andate diversamente? Sicuramente no. Allora dico: le strade possono dividersi, mi piace però pensare che le persone che si incrociano su di esse lascino sempre qualcosa di sé che, nel bene o nel male, servirà. E come le persone, anche le situazioni cambiano, di continuo, si evolvono, ci sorprendono quando siamo più impreparati, ci fanno perdere il controllo, ci fanno sentire persi in un percorso non più lineare come lo avevamo impostato. Ma per quanto siano difficili, queste sono le situazioni che più servono per capire che a volte un deragliamento, un cambio di rotta, è proprio quello che serve in quel momento della nostra vita per renderci conto che se quella non era la direzione giusta, ce ne sarà sicuramente un’altra ad aspettarci, che solo noi abbiamo il potere di scovare se davvero lo vogliamo e che ci porterà verso nuovi magnifici orizzonti.

Tante cose ancora mi aspettano, infinite possibilità ho ancora di fronte a me, nuove conoscenze, nuovi luoghi da visitare, occasioni da prendere, altre da lasciare andare, ma nulla di tutto ciò mi spaventa più ,anzi non vedo l’ora di scoprire dove sarò domani e cosa mi ritroverò a scrivere da qui a tre mesi quando tutto sarà nuovamente stravolto e cambiato. E adesso la smetto di fare prediche sulla vita e vado a mangiare un pezzo di cioccolata perché in tutto questo vortice di nuovi pensieri, se c’è una cosa che non cambierà mai quella è la mia incapacità nel resistere a una tentazione al profumo di nutella 🙂

2 opinioni riguardo a “Tre mesi in Australia: cos’è cambiato?

  1. Cara figlia mia sono contenta che durante questo viaggio tu abbia imparato e capito tante cose!!!! Ma non era il caso Di fare tutti quei chilometri per capire Che si puo uscire senza essere truccati o perfetti!!!! Quante volte ti sgridavo e ti dicevo Stefy l’importante è essere se stessi non importa se non sei truccata o ben vestita l’importante è stare bene con te stessa!! Sai, chi sta bene con la propria persona ed è soddisfatta di se e’ libera da certi stereotipi e sta bene ovunque e comunque!!!! Vedi io come esco.. A volte anche col pigiama!!!! A parte gli scherzi sono contenta di avere appoggiato è consigliato questa tua esperienza che ti renderà una donna come…….. La tua mamma….. Ahahahah baci tvb

    1. Un po’ in ritardo ma finalmente l’ho capito! Ho appena lasciato i bambini a scuola e indovina? Ero in pigiama ahahah tale madre, tale figlia 🙂 ti voglio bene!

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