10 tips per sopravvivere alla vita da au pair

Vivo ormai da cinque mesi in Australia ma ancora non ho mai dedicato un intero post su quello che faccio qui per riempire le mie giornate e, soprattutto, finanziare i miei spostamenti tra una costa e l’altra del Paese. Come ho già scritto in precedenza, vivo a Melbourne come ragazza alla pari presso una famiglia per la quale, in cambio di vitto, alloggio e una “paghetta” settimanale, lavoro come nanny, ovvero tata a tempo pieno. Dopo cinque mesi trascorsi con la mia famiglia australiana ho ormai un quadro completo di quella che è la vita da au pair in un paese straniero, vita che, credetemi, può spesso rivelarsi frustrante e difficile da sostenere senza impazzire dietro ai piccoli pargoli, che non sempre risulta facile amare. La maggior parte penserà, infatti, che per essere au pair non ci voglia poi molto, io stessa ricordo che pensavo bastassero quelle quattro caratteristiche che tutte le future au pair scrivono nella propria presentazione: “amo i bambini! Sono una persona responsabile. Mi piace giocare all’aperto ma sono anche una persona creativa, che adora fare lavoretti”. Ecco, queste indubbiamente sono tutte qualità che una futura au pair dovrebbe avere ma sono solo una piccolissima parte di quel complicato mondo che si cela dietro il prendersi cura delle creature più imprevedibili del pianeta. Ho scritto quindi alcuni tips che, per la mia esperienza, andrebbero tenuti in considerazione per non cedere alla tentazione di scappare dopo poche settimane e vivere al contrario un’esperienza indimenticabile:

1.       Avere tanta, tanta, tantissima PAZIENZA. Essere au pair non ha niente a che fare con l’aver fatto da babysitter al figlio del vicino il venerdì sera: vivrete con questi bambini h24, sarete per loro una figura conosciuta, un riferimento, qualcuno sì con cui giocare, ma anche quel qualcuno a cui urlare addosso quando arrabbiati o a cui disobbedire quando non saranno d’accordo con ciò che chiedete di fare. I bambini sono imprevedibili, anche quelli più dolci e tranquilli hanno i loro momenti di pura pazzia e isterismo, di fronte ai quali l’unica cosa da fare è prendere un respiro e non mollare.

2.       Mantenere sempre la calma. È assicurato che i vostri host kids non si comporteranno mai e poi con voi nello stesso modo in cui si comportano con i genitori, dovrete sempre ripetere le cose quella volta in più, sorbirvi il capriccio in più e trovare i giusti trucchetti per imporvi come figura da rispettare al pari dei genitori. Quando i bimbi sono particolarmente agitati io, però, preferisco cercare di mantenere la calma invece di sbottare in urla e litigi, a volte cambio stanza per qualche minuto per dare a loro, ma anche a me stessa, un momento per calmarsi e non far degenerare la situazione. Trovo che sia un metodo che funziona bene per me, anche se non sempre è di facile applicazione, a volte fa bene anche alzare la voce o dare un piccolo castigo per far capire che un certo comportamento è sbagliato e non va ripetuto.

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3.       Essere multitasking. Con tre bambini è un casino. Due sorelle gemelle e un fratello è un casino al quadrato. Tutti hanno bisogno di te nello stesso momento, tutti vogliono giocare con te e ovviamente ognuno a un gioco diverso. Quando iniziano i litigi poi la tragedia è assicurata perché, tentando di fare da paciere, finirai sempre per far incazzare uno dei tre. E mentre sei impegnata a non prenderle anche tu tra manate e calci, devi pensare alla merenda, aiutarli a ritrovare il gioco perso, senza dimenticare che alle 16.35 inizia la lezione di musica, che alle 17.30 dev’essere pronta la cena e che devi anche convincerli a fare la doccia prima di andare a dormire. Insomma, non ci si annoia mai però, se posso dire la mia, uno basta e avanza.   

4.       Costruire una buona relazione con i propri host. Uno dei punti chiave non solo perché vivrete sotto il loro tetto ma anche perché loro saranno il vostro punto di riferimento dall’altra parte del mondo, così come il vostro migliore alleato per risolvere eventuali problemi con i bimbi. Alcune volte, dopo giornate particolarmente intense, mi sono chiesta se questo fosse il ruolo giusto per me, ma dopo una chiacchierata con i miei host e un loro consiglio su come gestire le cose, mi sono sempre sentita meglio e motivata a non mollare. Io penso di essere stata molto fortunata perché i miei host sono persone davvero eccezionali, ma in generale bisogna sempre cercare di avere un dialogo aperto e considerarli più come amici che come semplici “boss”.

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5.       Saper risparmiare. Se il vostro obiettivo è il guadagno, l’esperienza da au pair non fa per voi. Il salario di un au pair, rispetto a un salario minimo di qualsiasi altro lavoratore australiano, è una barzelletta. È vero che non si avranno spese di vitto, alloggio, bollette e quant’altro, però sicuramente non porterete a casa i risparmi della vita. Soprattutto, se avete intenzione di viaggiare le cose si complicano perché il budget si restringe. Bisogna quindi tenere a mente che essere au pair è un’esperienza di lavoro all’estero in cui però le priorità sono altre: conoscere lo stile di vita, esserci immersi al 100%, imparare la lingua nel miglior modo possibile e avere un’entrata con cui essere indipendenti. Ora, io non sono esattamente la persona adatta per dare consigli di risparmio, però fortunatamente per chi, come me, ha un orario che si aggira sulle 30 ore settimanali, è facile potersi trovare un secondo lavoretto come babysitter part-time o nei weekend, con il quale mettere da parte più soldi. Tra l’altro una babysitter in Australia viene pagata tra i 20 e i 25 $ l’ora e a me, per esempio, bastano 5 ore in più con un’altra famiglia per alzare il mio guadagno settimanale di 100$.

6.       Avere amiche au pair. Sarà molto più facile incontrarsi, avendo gli stessi stili di vita, ma soprattutto saranno perfettamente in grado di capirvi quando un giorno vi sentirete più deboli o spazientite, quando sentirete la mancanza di casa o quando avrete una voglia indescrivibile di pizza. Un’au pair ha bisogno del suo gruppo di amiche au pair per arrivare intera alla fine della sua esperienza.

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7.       Essere preparati a sacrificare un po’ della propria indipendenza. Vivendo con una famiglia lo stile di vita dovrà adattarsi di conseguenza sotto tutti i punti di vista: il cibo, gli orari, le uscite serali. Niente di sconvolgente però non sarà come vivere per conto proprio con altri ventenni come coinquilini.  

8.       Iscriversi in palestra. Fare l’au pair fa ingrassare. Sarà il cambio di emisfero, il cambio di abitudini, di dieta. Sarà che mentre i bambini sono a scuola e non sei impegnata con qualche faccenda domestica, finisci per mangiarti la dispensa, sarà che alla mia host family piace tanto il cioccolato. Comunque pare che sia abbastanza comune tra chi si sposta all’estero mettere su un po’ di peso (o magari è una cosa che si dice per alleviare il senso di colpa), nel dubbio iscrivetevi in palestra che fa anche bene per scaricare la tensione.

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9.       Avere un obiettivo. Che sia viaggiare, imparare la lingua, trascorrere qualche mese lontano da casa o altro, avere un obiettivo ultimo a cui aggrapparsi, vi motiverà sempre a non arrendervi di fronte a qualsiasi giornata storta. Se siete convinti di quello che state facendo, il tempo volerà senza che neanche ve ne rendiate conto e anche la mancanza di casa sarà ridotta al minimo.

10.   Ultimo ma non meno importante, ricordarsi di chiamare i propri genitori e dire che ora lo sapete che il lavoro più difficile del mondo è proprio il loro. Nel mio caso anche chiamare le babysitter che mi hanno sopportata con tanta pazienza: sono stata una bambina con un carattere difficile ma non preoccupatevi, il karma mi sta dando la sua lezione.

Insomma, essere au pair non è sempre una passeggiata e non è un’esperienza per tutti. Io ho scelto di esserlo perché non mi piaceva l’idea di arrivare fin qua buttandomi completamente nell’ignoto, senza avere un posto dove andare o un lavoretto già assicurato. Onestamente per chi parte alla volta dell’Australia con un Working Holiday Visa è davvero facile trovare un qualsiasi altro lavoro: cameriere, cuoco, muratore, fattore, stagista e molto altro, la scelta di essere au pair è un’alternativa molto adatta soprattutto per le giovanissime che partono sole alla volta di un paese straniero. Io, comunque, sono contenta della scelta fatta e ora che la mia permanenza nella famiglia volge al termine so che ricorderò sempre con affetto queste persone che mi hanno accolta nella loro casa facendomi sempre sentire parte di essa e facendomi conoscere lo stile di vita Aussie. E mi mancheranno anche queste piccole pesti bionde con cui, nonostante ne combinino una al giorno, mi sono anche tanto divertita a giocare, pitturare, imparare, io da loro e loro da me, e a cui spero di aver lasciato, in un modo o nell’altro, un ricordo positivo di questo pezzettino di vita condiviso insieme.

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