Un nuovo inizio: 88 days nelle farm Australiane

Inizia il mio settimo mese in Australia. Inizia una nuova, difficile ma soprattutto inaspettata avventura: i temibili 88 giorni di lavoro in farm. Come ho scritto in precedenza, sono partita con il famoso visto vacanza-lavoro che mi garantisce una permanenza di 12 mesi dal mio arrivo. Ma per avere la possibilità di ottenere un secondo visto della stessa tipologia, da sfruttare ora o più avanti fino al compimento dei 30 anni, viene richiesto un periodo di lavoro di tre mesi in zone cosiddette “rurali”: una sorta di “pegno” da pagare per poter ottenere il privilegio di vivere, lavorare e viaggiare per un secondo anno nella terra dei canguri. Zone e occupazioni che rientrano nei requisiti degli 88 giorni sono diversi e tutti indicati sul sito ufficiale del governo australiano. Sicuramente il comune denominatore a qualsiasi lavoro si scelga, o meglio si trovi, dal contadino al fruit picker, è uno: essere pronti a spaccarsi la schiena, avere forte spirito d’adattamento e tenere duro ogni giorno nonostante la forte tentazione di mollare dopo la prima settimana.

IMG_4139 (2)

Ed eccomi al termine della MIA seconda settimana di lavoro in una “dairy farm”, fattoria dove vengono allevate vacche per l’esclusiva produzione di latte. Sono sopravvissuta? Sì. Ho avuto l’idea di scappare? Più o meno tutti i giorni. E allora perché, contro qualsiasi mio piano iniziale, ho deciso di venire qui? Il mio obiettivo, fin dall’inizio, è quello di poter viaggiare il più possibile le coste, ma non solo, di questo continente che mi ha persuasa a rimanere per più tempo rispetto a ciò che avevo previsto. La cosa, purtroppo, non risulta facile con un budget troppo ridotto; viaggiare in Australia infatti non è per nulla economico anche per chi, come me, cerca sempre la soluzione più cheap. Dunque, dopo attente considerazioni, ho concluso che il modo migliore per prendere due piccioni con una fava (il visto e i risparmi) è quello di isolarsi per tre mesi in qualche zona remota d’Australia e lavorare sodo. Purtroppo non si sentono sempre racconti piacevoli sul lavoro in farm perché essendo un lavoro svolto per lo più da giovani backpackers, si può finire in situazioni di sfruttamento e di sottopaga. Alcune delle storie che circolano sono davvero spiacevoli e così qualche mese fa mi sono detta: ci provo, lascio che sia il destino a decidere, se trovo una proposta che mi convince lo faccio altrimenti troverò un’altra soluzione. C’è una frase che ho letto qualche giorno fa: “ciò per cui sei destinato trova il modo di raggiungerti” ed ecco posso dire che per me, finora, sta funzionando proprio così. Lavoro da quindici giorni in una fattoria del Victoria, a circa un’ora e mezza dal centro di Melbourne, nella verdissima regione del Gippsland. I proprietari sono persone adorabili che oltre alla paga adeguata, mi garantiscono anche vitto e alloggio. Come li ho trovati? Semplicemente postando un annuncio di ricerca su Gumtree, un sito australiano di annunci e vendita di articoli di ogni genere, al quale ho avuto risposta nel giro di quasi 24h. Botta di culo o volontà del destino, interpretatela come vi pare.

IMG_4141 (2)

Ovviamente il lavoro è duro, ma lavorare con gli animali è sicuramente meno pesante rispetto a 8 ore, se non di più, chinata a raccogliere frutta o a impacchettare banane. Una mia giornata tipo inizia alle 6.30 di mattina con la mungitura (meccanica) delle 160 vacche, seguita dal nutrire i vitellini nati in questo periodo e pulirne le stalle. Dalle 10 circa fino all’ora di pranzo vi è una pausa che può essere più o meno lunga a seconda delle attività che ci sono da fare in giornata: controllare le mucche che stanno per partorire, costruire un nuovo recinto per i futuri nascituri, andare dal veterinario a ritirare gli antibiotici etc. L’attività principale riprende poi verso le 14.30 quando si va a riempire le mangiatoie di grano e si ripete l’attività di mungitura. La giornata lavorativa termina, se non ci sono imprevisti, verso le 18.30 seguita da tre azioni da ripetersi in successione meccanica: doccia, cena e letto. Una routine che inizialmente distrugge, ma alla quale ci si abitua in fretta, se si ha la volontà di farlo ovviamente.

IMG_4168 (2)

Come si fa a sopravvivere a un cambio così drastico di vita? Ancora non sono sicura di averlo capito, ma ci sono alcuni requisiti che penso possa essere utile segnalare:

        non essere schizzinosi o facilmente impressionabili; quando un vitello nasce, per esempio, la mucca si mangerà le proprie stesse membra ed è uno scenario rivoltante anche solo da immaginare.

        avere un minimo di struttura muscolare, o finirete come me che non mi sentivo più le braccia già dopo il primo giorno.

        portare con sé solo vestiti super cheap che dopo i tre mesi andranno direttamente nel cestino, a meno che non si voglia puzzare di vacca per il resto della vita.

        essere pronti a lavorare in qualsiasi condizione climatica: pioggia, grandine, 40 gradi d’estate o -2 nelle mattine d’inverno.

        scrivere una personale lista di 88 ragioni per cui si sta facendo tutto ciò: una per ogni giorno in cui la sveglia suonerà e vi chiederete com’è che siete finiti a spalare cacca di mucca nel Victoria mentre il resto del mondo pubblica foto a bordo piscina di un resort balinese. 

IMG_5959

Sono solo alla mia seconda settimana e voglio essere onesta, è difficile, forse la cosa più difficile che ho fatto finora, forse la decisione più pazza che abbia mai preso. Non so se resisterò per l’intero periodo che mi resta al compimento degli 88 giorni, anche perché oltre alla fatica del lavoro si aggiunge il trovarsi in una località il cui centro è composto da un’unica via e cinque, dai forse sei, negozi. Se a Melbourne era facilissimo farsi nuovi amici qua la situazione è molto più complicata, soprattutto perché sono l’unica backpacker lavoratrice e non ho compagni con cui condividere l’esperienza. Ma insomma non può essere tutto perfetto. Mi consola l’idea che, comunque vada, rimarrà una di quelle esperienze che si aggiungerà alla lista di quelle cose che potrò dire di aver fatto una volta nella vita e che non farò mai più. Mi sprona l’idea che nulla è impossibile e che anche io, che sono forse quello che di più lontano c’è dall’idea di contadino, sia qui e sia a tutti gli effetti una contadina.  

 

 

2 opinioni riguardo a “Un nuovo inizio: 88 days nelle farm Australiane

Rispondi